Michela ci racconta: "Quando mi è giunta voce di un'offerta di lavoro come professore in Giappone non potevo non provare. Chiaramente non è facile lasciarsi alle spalle il proprio paese, la famiglia, gli amici e tutto il resto, ma lo vedo come un passo importante per il mio sviluppo personale"
Ciao Michela, grazie per averci concesso quest'intervista. Sei laureata in lingue orientali e giurisprudenza ed ora vivi a Hyogo in Giappone. Ti va di dirci qualcos'altro su di te e sui motivi che ti hanno spinta al trasferimento?
In realtà avevo già un lavoro in Italia in uno studio legale, ma l'attività di ricerca è sempre stata il mio sogno, purtroppo quasi irrealizzabile (o realizzabile con molte rinunce) in Italia, per cui quando mi è giunta voce di un'offerta di lavoro come professore in Giappone non potevo non provare. Chiaramente non è facile lasciarsi alle spalle il proprio paese, la famiglia, gli amici e tutto il resto, ma lo vedo come un passo importante per il mio sviluppo personale.
...e quelli invece a cui non ti sei ancora abituata!
La burocrazia, i disastri naturali (terremoti, tsunami, tifoni e chi più ne ha più ne metta), il clima (ma dipende molto da dove si vive).
Qual'è stato l'aspetto più difficile da sormontare legato al trasferimento? Magari cercare casa, integrarsi nella comunità , la burocrazia...potresti raccontarci un po' la tua esperienza?
Il problema più grande è che il Giappone, ahimè, non è un Paese per stranieri. Neanche a farlo apposta, la maggior parte delle cose, anche le più semplici, richiedono specifiche formalità che per un giapponese sono più o meno normali, mentre per uno straniero costituiscono un discreto incomodo, se non un ostacolo insormontabile. Un esempio? In Giappone per firmare i documenti non si usa di solito la firma, ma il cosiddetto "hanko", un sigillo apposito con il proprio cognome. Uno straniero, avendo chiaramente un nome non giapponese, è costretto ad acquistare un sigillo ad hoc, che richiede giorni per essere preparato. Poi, per esempio, per poter usare il telefono cellulare è necessario stipulare un contratto con una compagnia telefonica (la durata minima è di solito di 2 anni e se si recede anticipatamente bisogna pagare una sanzione), la quale però vi chiederà propabilmente le coordinate di un conto corrente bancario giapponese per i pagamenti. Se però non avete un numero di telefono giapponese riconducibile univocamente a voi non potete aprire un conto in banca! In realtà molto spesso la soluzione a questi loop si trova, ma bisogna riuscire a trovare, prima di tutto, un povero commesso disposto ad ascoltarvi ed a perdere almeno un'ora telefonando qua e là per capire se la soluzione che avete ponderato è fattibile. L'ultimo grosso problema è sicuramente quello della casa. Se non si conosce il giapponese la maggior parte delle opzioni sono spropositatamente costose (rispetto a quelle accessibili ai giapponesi). Anche la casa prevede un contratto minimo di 2 anni ed è necessario controllare la presenza di eventuali penali, preavvisi e quant'altro. I giapponesi chiedono generalmente, oltre alla caparra, il cosiddetto "reikin", cioè una specie di caparra che non verrà mai restituita, a titolo di "ringraziamento per il proprietario", di solito corrispondente a tre mensilità , ma a volte superiore. Inoltre, le case vengono fornite solitamente vuote, dunque è necessario acquistare dai fornelli alle tende, al frigorifero, alla lavatrice, al tavolo della cucina, alle sedie, per poi buttar via (o, si spera, rivendere) tutto quando si va via. Esistono anche (poche) case ammobiliate, ma i prezzi salgono nuovamente, ed inspiegabilmente, alle stelle (costa molto meno comprare effettivamente i mobili, a meno che non si rimanga in Giappone soltanto per due, tre mesi). Infine, per prendere in locazione un appartamento è quasi sempre necessario il famigerato "hoshonin", cioè un garante (ovviamente giapponese), che per i giapponesi è di solito un genitore e per chi lavora è a volte un soggetto all'interno dell'impresa stessa, ma se non c'è si è costretti a scovare i rari appartamenti che non lo richiedono oppure a chiedere a ciascun proprietario se è disposto a rinunciarvi.Per quanto riguarda, invece, integrarsi nella comunità , per fortuna gli abitanti di Kobe, che è pur sempre collocata nel Kansai, regione del Giappone famosa per la qualità del cibo e la simpatia dei locali, sono tendenzialmente molto aperti e curiosi nei confronti degli stranieri, e cercano subito di farti sentire "parte del gruppo", che è una cosa molto importante nella cultura giapponese.
Nella vita di tutti i giorni ti rapporti ad una realtà abbastanza diversa da quella in cui sei cresciuta. La lingua, il clima, il cibo...come hai imparato a conviverci?
Qual'è il modo migliore per cercare alloggio a Hyogo: consultare siti immobiliari on-line, annunci sui quotidiani...cosa ci consigli?
Consiglio di cercare un po' sui siti immobiliari on-line e poi visitare le agenzie che vendono gli immobili che più fanno al caso vostro. In Giappone si affitta (quasi) esclusivamente tramite agenzia e come ho detto prima la ricerca della casa è forse una delle questioni più complesse per via dei vari (forse troppi) paletti che vanno a colpire soprattutto gli stranieri. Poi, vi consiglio anche di far presente la questione a tutti i vostri conoscenti giapponesi. Forse vi potranno aiutare!
Come giudichi il costo della vita a Hyogo?
Medio-basso. Molti prodotti si trovano a prezzo più basso rispetto all'Italia (per esempio, gli articoli per la casa, ma anche gli stessi mobili, gli elettrodomestici, il cibo), ma bisogna anche considerare che prima di trasferirmi qui vivevo a Milano, che non è decisamente una città economica. Ovviamente, poi, bisogna saper cercare (si può spendere moltissimo se non si sta attenti).