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4% di tasse ai pensionati che rientrano in Italia

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Buona sera

Se stai pianificando il rientro, ricorda che il requisito fondamentale è che la pensione sia pagata da un ente estero. Se sei un pensionato INPS che vive all'estero e vuoi tornare, purtroppo non puoi accedere a questi regimi agevolati (salvo rarissime eccezioni di pensioni estere minime), perché il reddito è considerato di fonte italiana.

@mormon

Senza abbonamento al giornale non si può accedere alla pagina.  Puoi magari riassumere almeno nell'essenziale (condizioni, zone specifiche, durata...).  Grazie

@Zoni Giorgio

Sì, le condizioni erano quelle e molteplici, ma qualcosa è cambiato. Bisogna consultare nell'attuale

@Zoni Giorgio

Non mi pare che sia così...


"Un emendamento di FdI al decreto fiscale, la proposta di legge presentata al Senato prevede ora una maxi agevolazione per far rientrare in Italia i pensionati che sono migrati in Portogallo, in Spagna o in Tunisia"

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@aniroksana10

Integrale...

Un’aliquota al 4% per convincere i pensionati a venire a vivere in Italia. È questa la leva fiscale che la maggioranza prova a inserire nel decreto fisco, con un emendamento di Fratelli d’Italia che riprende una proposta già depositata al Senato. L’idea è semplice nella sua formulazione, meno nelle sue implicazioni: attrarre in Italia pensionati oggi residenti all’estero — in Europa come fuori dall’Unione — offrendo una tassazione agevolata sui redditi, a patto che scelgano di stabilirsi nei piccoli comuni delle aree interne del Paese.


Il perimetro è definito: assegni erogati da enti previdenziali italiani, trasferimento della residenza fiscale e destinazione finale in centri sotto i 5 mila abitanti (contro i 3 mila abitanti della proposta di legge), individuati dalla Strategia nazionale per le aree interne. In cambio, un’imposta sostitutiva agevolata del 4% per quindici anni. Un orizzonte lungo, che mira a rendere stabile la scelta del rientro e non solo episodica.

Il doppio obiettivo

Il provvedimento si muove su un doppio binario. Da un lato, intercettare un fenomeno ormai consolidato: quello dei pensionati italiani che negli ultimi anni hanno scelto di trasferirsi in Paesi con fiscalità più favorevole. Dall’altro, tentare di invertire il declino demografico di borghi e territori marginali, offrendo una nuova domanda di servizi e consumi.


I numeri aiutano a inquadrare la portata del fenomeno. Secondo i dati dell’Inps, nel 2025 le pensioni in regime internazionale sono arrivate a quota 675 mila, in crescita rispetto all’anno precedente. Non tutte, però, sono potenzialmente interessate dalla misura: circa il 27% supera i 25 mila euro annui, soglia che individua una platea più appetibile per politiche di attrazione fiscale. E soprattutto, la distribuzione geografica racconta una geografia del cambiamento: calano i pensionati italiani negli Stati Uniti e nei Paesi anglosassoni, mentre crescono in modo significativo le presenze in Spagna, Portogallo e Tunisia.


Dal Portogallo alla Spagna

È lì che si è giocata, negli ultimi anni, la partita degli incentivi. Il Portogallo, con il suo regime dei residenti non abituali, ha rappresentato per lungo tempo una calamita. Poi la revisione delle agevolazioni ha ridotto l’attrattività, aprendo spazi ad altri Paesi. La Spagna, più vicina culturalmente e logisticamente, è diventata la meta preferita. La Tunisia, con costi della vita contenuti e accordi fiscali favorevoli, ha registrato crescite percentuali ancora più marcate.

Obiettivo realistico?

In questo contesto, l’Italia prova a rientrare nel gioco. Non partendo da zero: già dal 2019 esiste un regime agevolato al 7% per pensionati che trasferiscono la residenza nel Mezzogiorno. L’aliquota al 4% rappresenterebbe un ulteriore passo, ma anche una selezione più stringente, legata alla dimensione dei comuni e alla loro collocazione territoriale.


Resta da capire quanto sia realistico l’obiettivo. Il vincolo dei piccoli centri, se da un lato risponde alla logica del riequilibrio territoriale, dall’altro potrebbe limitare l’appeal della misura. Non tutti i pensionati, soprattutto quelli abituati a standard di servizi più elevati, sono disposti a rinunciare a infrastrutture, sanità di prossimità e collegamenti efficienti.

Il nodo delle risorse

C’è poi il nodo delle risorse e della sostenibilità. Un’aliquota così ridotta comporta un minor gettito nell’immediato, che il legislatore scommette di compensare con l’indotto economico generato dai nuovi residenti. Una scommessa che richiama esperienze già viste, in Italia e all’estero, con risultati non sempre omogenei.


Infine, il percorso parlamentare. L’emendamento è sul tavolo, ma il suo destino è tutt’altro che definito. Potrebbe essere modificato, ridimensionato o anche non entrare nel testo finale del decreto. È il normale iter delle misure fiscali, dove l’equilibrio tra esigenze di bilancio e obiettivi politici resta sempre delicato.

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@mormon

Grande analisi, complimenti, ma che fine ha fatto l'aliquota 7%? e' ancora applicabile con quali requisiti?.

Grazie

L'aliquota del 7% , ancora utilizzabile, ha come limite strutturale che era prevista per pensioni erogate da enti stranieri, quindi NON pensioni italiane erogate all'estero, Questo invece e' prevista nella proposta di legge attuale, se va in porto!

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