@aniroksana10
Integrale...
Un’aliquota al 4% per convincere i pensionati a venire a vivere in Italia. È questa la leva fiscale che la maggioranza prova a inserire nel decreto fisco, con un emendamento di Fratelli d’Italia che riprende una proposta già depositata al Senato. L’idea è semplice nella sua formulazione, meno nelle sue implicazioni: attrarre in Italia pensionati oggi residenti all’estero — in Europa come fuori dall’Unione — offrendo una tassazione agevolata sui redditi, a patto che scelgano di stabilirsi nei piccoli comuni delle aree interne del Paese.
Il perimetro è definito: assegni erogati da enti previdenziali italiani, trasferimento della residenza fiscale e destinazione finale in centri sotto i 5 mila abitanti (contro i 3 mila abitanti della proposta di legge), individuati dalla Strategia nazionale per le aree interne. In cambio, un’imposta sostitutiva agevolata del 4% per quindici anni. Un orizzonte lungo, che mira a rendere stabile la scelta del rientro e non solo episodica.
Il doppio obiettivo
Il provvedimento si muove su un doppio binario. Da un lato, intercettare un fenomeno ormai consolidato: quello dei pensionati italiani che negli ultimi anni hanno scelto di trasferirsi in Paesi con fiscalità più favorevole. Dall’altro, tentare di invertire il declino demografico di borghi e territori marginali, offrendo una nuova domanda di servizi e consumi.
I numeri aiutano a inquadrare la portata del fenomeno. Secondo i dati dell’Inps, nel 2025 le pensioni in regime internazionale sono arrivate a quota 675 mila, in crescita rispetto all’anno precedente. Non tutte, però, sono potenzialmente interessate dalla misura: circa il 27% supera i 25 mila euro annui, soglia che individua una platea più appetibile per politiche di attrazione fiscale. E soprattutto, la distribuzione geografica racconta una geografia del cambiamento: calano i pensionati italiani negli Stati Uniti e nei Paesi anglosassoni, mentre crescono in modo significativo le presenze in Spagna, Portogallo e Tunisia.
Dal Portogallo alla Spagna
È lì che si è giocata, negli ultimi anni, la partita degli incentivi. Il Portogallo, con il suo regime dei residenti non abituali, ha rappresentato per lungo tempo una calamita. Poi la revisione delle agevolazioni ha ridotto l’attrattività , aprendo spazi ad altri Paesi. La Spagna, più vicina culturalmente e logisticamente, è diventata la meta preferita. La Tunisia, con costi della vita contenuti e accordi fiscali favorevoli, ha registrato crescite percentuali ancora più marcate.
Obiettivo realistico?
In questo contesto, l’Italia prova a rientrare nel gioco. Non partendo da zero: già dal 2019 esiste un regime agevolato al 7% per pensionati che trasferiscono la residenza nel Mezzogiorno. L’aliquota al 4% rappresenterebbe un ulteriore passo, ma anche una selezione più stringente, legata alla dimensione dei comuni e alla loro collocazione territoriale.
Resta da capire quanto sia realistico l’obiettivo. Il vincolo dei piccoli centri, se da un lato risponde alla logica del riequilibrio territoriale, dall’altro potrebbe limitare l’appeal della misura. Non tutti i pensionati, soprattutto quelli abituati a standard di servizi più elevati, sono disposti a rinunciare a infrastrutture, sanità di prossimità e collegamenti efficienti.
Il nodo delle risorse
C’è poi il nodo delle risorse e della sostenibilità . Un’aliquota così ridotta comporta un minor gettito nell’immediato, che il legislatore scommette di compensare con l’indotto economico generato dai nuovi residenti. Una scommessa che richiama esperienze già viste, in Italia e all’estero, con risultati non sempre omogenei.
Infine, il percorso parlamentare. L’emendamento è sul tavolo, ma il suo destino è tutt’altro che definito. Potrebbe essere modificato, ridimensionato o anche non entrare nel testo finale del decreto. È il normale iter delle misure fiscali, dove l’equilibrio tra esigenze di bilancio e obiettivi politici resta sempre delicato.
ðŸ·ß2 membri hanno reagito a questo post